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Mondiali 2018, -29 giorni: "Insalata Russia" con Fagner Lemos

Il terzino che sostituirà Dani Alves divide il Brasile. Ma Tite lo ha chiamato perché "cerca la pace"

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Mancano 29 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più.

Bom mas não muito bem. Italianizzando ormai un classico del nostro gergo quotidiano, la convocazione di Fagner tra i 23 brasiliani che giocheranno in Russia è stata accolta bene, ma non benissimo. Migliaia di ‘CTwitter’, la fronda social degli allenatori verdeoro, avrebbero puntato su Rafinha. Il 29enne di San Paolo non convince come vice Danilo, che a sua volta farà il titolare a destra dopo il k.o. di Dani Alves.

"In una competizione come il Mondiale il merito passa in secondo piano. Le scelte le faccio cercando gli uomini e le qualità che abbiano possibilità di successo nell’immediato, indipendemente dallo stato di forma. Cerco la pace: il calcio è questione di famiglia". Parole di Tite c.t. (quello vero) del Brasile che si porta al check-in Fagner Conserva Lemos.

Un fedelissimo, pretoriano del Corinthians dei record campione del Brasile 2015, con miglior attacco e miglior difesa. Il concetto non è difficile: chance di scendere in campo poche, capacità di apprendimento del sistema altissima. Anzi, già acquisito. Per questo il nome sulla lista non deve stupire. Gli altri impazziscano pure: di dubbi o di gioia. Come la decina di parenti che assiste alle convocazioni urbi et orbi in televisione. Il video è trend topic dal Sudafrica al Canada. Tutti appiccicati sui divani, lui un passo dietro. Famiglia in estasi nel salotto, Fagner lo sapeva. Meglio, se lo sentiva. Quasi immobile, esplode dentro, un mezzo sorriso, impetuoso come il Rio delle Amazzoni.

Tutto così in fretta, giorni nel frullatore. 29 aprile, 9’ di Atletico Mineiro-Corinthians, il muscolo posteriore della coscia destra di Fagner tira. Sotto gli occhi di Tite. Che, sei giorni dopo, sono incollati alle immagini di Dani Alves a terra durante la finale di Coppa di Francia: distorsione al ginocchio, legamento anteriore a rischio. 11 maggio, Dani molla il mondiale. 13 maggio, Fagner molle le paure: per giugno è pronto. Il 14 viene convocato. È la qualitocrazia di Tite: il meglio, nel bene o nel male, fa la storia. Non i migliori.

Franco Piantanida